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Qualcuno in Italia ci sa fare veramente

Post inserito il 23/05/2007 da Fede in Teconlogia e innovazione

Ultimamente nel nostro "bel paese" si sente un gran parlare di Free Software nella pubblica amministrazione, di Linux nelle scuole e dei benefici che si possono ottenere dall'utilizzo di tecnologie Open Source. Tutto questo è sicuramente positivo, ma si tratta solo della "moda" del momento o è veramente l'inizio di una presa di coscienza collettiva?

A questa domanda non ci è dato di rispondere, ma è fondamentale perchè ci porta direttamente ad un quesito ancor più importante: nel caso fosse davvero il preludio di una futura esplosione del "settore", il nostro bacino di piccole-medie imprese hi-tech sarà in grado di rispondere prontamente alle nuove richieste del mercato? E soprattutto, quale potrebbe essere un modello di business vincente su cui puntare?

Prendendo come esempio una giovane impresa Piemontese, CreaLabs, cerchiamo di ipotizzare quale potrebbe essere l'atteggiamento che dovrebbero adottare, nei confronti del mercato, le imprese operanti nel settore hi-tech che propongono ai propri clienti soluzioni di business basate su tecnologie "free" ed "open source".

CreaLabs.it

Innanzitutto, essendo la visibilità una delle determinati principali del successo, prima di avventurarci in una breve analisi di questa realtà Torinese, ritengo oppurtuno mettere in evidenza le modalità con cui sono venuto a conoscenza di CreaLabs.

Tutto è iniziato da questa domanda che mi è stata fatta: "ma quante distribuzioni Gnu/Linux derivate da Ubuntu esistono?" A caldo, ho elencato le più famose e le più utilizzate (Kubuntu, Xubuntu, Edubuntu, Mepis ecc...) ma dentro di me sapevo con certezza che erano sicuramente molte di più. Così, tornato a casa ho cercato aiuto in Google e seguendo il primo risultato per la ricerca ubuntu derivatives sono capitato su questa pagina del sito ufficiale di Ubuntu.

Come si legge in fondo (This is a partial list), la lista presente non è assolutamente completa, ma tanto è bastato per attirare la mia attenzione verso CreaLabs e il suo impegno nella community.

Scorrendo infatti l'elenco, CreaLabs appare per ben due volte e con due progetti degni di lode (Ubuntu in Italiano e Ufficio Zero) che hanno garantito alla società Torinese l'investitura di Ubuntu affiliate.

Premesso che in questi due progetti non vi è nulla di trascendentale e di rivoluzionario (il primo è una localizzazione in ITA dell'installer Ubuntu e il secondo è una distro office-oriented basata su Dapper LTS) ciò che a noi importa in questa sede è il coinvolgimento attivo, nella community di Ubuntu, di una società nostrana che dimostra di essere al passo con i tempi e di avere tutte le carte in regola per operare con successo in un mercato in continuo mutamento come quello delle nuove tecnologie e dell'informatica.

L'atteggiamento attivo e propositivo di CreaLabs nei confronti della comunità Gnu/Linux e Open Source rappresenta infatti, secondo il mio modesto punto di vista, un modello comportamentale da imitare per tutte le piccole-medie imprese Italiane del settore hi-tech che propongono soluzioni basate su tecnologie "open".

Tale coinvolgimento risulta infatti fondamentale per diversi motivi, ad esempio:

- gratuitamente e indirettamente, si promuove il proprio business godendo di una maggior visibilità e rafforzando la propria immagine nella mente dei propri clienti obbiettivo. Un esempio su tutti, nel caso di CreaLabs, l'affiliazione con Ubuntu e il link diretto dal sito ufficiale valgono sicuramente più di ogni altra campagna di sponsorizzazione o pubblicitaria messa in atto sul suolo nazionale;

- partecipando, come nel caso di CreaLabs, ad associazioni come il FLOSS Piemonte è possibile condividere con imprese di settore, anche concorrenti, progetti e occasioni di lavoro partendo da una base di ideali comuni che non possono far altro che migliorare la produttività generale;

CreaLabs dunque, ad una prima analisi effettuata dall'esterno e senza il supporto dei numeri e di testimonianze dirette, sembra saperci fare per davvero e l'aver servito clienti come il CNR, l'ONU, FIAT Auto, il Politecnico di Torino, e la pubblica amministrazione della Regione Piemonte, conferma la bontà del modello di business adottato e l'importanza dell'essere coinvolti attivamente nella vita e nell'evoluzione di ciò che si "vende" e si "propone" ai propri clienti.

Le piccole-medie imprese del settore tecnologico italiano potrebbero dunque essere veramente pronte per rispondere con efficienza ad una futura esplosione del mercato "Open Source", ma sapranno garantirsi il successo operando con uno spirito propositivo nei confronti della community?

Gli esempi da imitare ci sono, e CreaLabs ne è la dimostrazione. Staremo a vedere come si svilupperà il mercato e come le imprese interessate sapranno reagire.

Intanto, nel nostro piccolo, godiamoci quello che CreaLabs e il suo fondatore Fabrizio Balliano hanno da offrire alla community Ubuntu, dando uno sguardo nella sezione Linux ad alcuni dei progetti realizzati dalla società Torinese come Ufficio Zero, una distribuzione office-oriented in lingua Italiana, e UCK - Ubuntu Customization Kit, uno script caratterizzato da una semplictà disarmante che permette di creare in pochi passaggi una distribuzione Live personalizzata basata su *buntu.


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