I motivi che spingono due paesi a commerciare tra di loro sono assai semplici. In primo luogo, perchè sono diversi gli uni dagli altri. In secondo luogo, per poter realizzare economie di scala nella produzione. Nella realtà questi due aspetti influenzano contemporaneamente le dinamiche del commercio internazionale, ma per capire al meglio il funzionamento dei mercati e degli scambi è necessario considerarli separatamente ed analizzarli attraverso modelli separati. Prima di passare ad analizzare approfonditamente il modello di Ricardo, e tutti quelli che ne conseguono, è opportuno chiarire alcuni concetti fondamentali che stanno alla base dell'Economia Internazionale. In particolare è necessario definire le differenze tra vantaggio assoluto e vantaggio comparato, ed infine, introdurre il concetto di costo-opportunità.
In una delle sue più famose opere (The Wealth of Nations, 1776), Adam Smith, cerca di spiegare il concetto di vantaggio assoluto, e lo fa tramite una teoria secondo la quale: il vantaggio del commercio internazionale si origina dalla differenza nei costi di produzione assoluti tra le diverse nazioni. Quindi, una nazione beneficerà dalla specializzazione nelle produzioni di quei beni che sono prodotti ad un costo reale inferiore a quello degli altri paesi (vantaggio assoluto).
Adam Smith basa la propria teoria su tali ipotesi:
- un solo fattore produttivo: il lavoro che è immobile internazionalmente;
- il costo reale è misurato in termini di unità di lavoro richieste per produrre un bene (teoria del valore basato sul lavoro);
- perfetta concorrenza: ogni bene è scambiato in base alla proporzione di lavoro impiegato nella produzione.
Il risultato fondamentale della teoria di Adam Smith è che ogni nazione beneficia dalla specializzazione nella produzione dove ha un vantaggio assoluto e che verrà esportata. Come conseguenza di questa dinamica, la produzione mondiale crescerà attraverso la nuova allocazione del lavoro nelle diverse industrie nazionali.
Nonostante il pensiero di Adam Smith sia molto utile per comprendere astrattamente la definizione di vantaggio assoluto, non riesce a spiegare in modo chiaro e completo il commercio internazionale. Ciò accade perchè tale teoria presenta due problemi che ne limitano l'applicapilità al mondo reale: in primo luogo perchè il prezzo di equilibrio è indeterminato; in secondo luogo perchè lascia insorgere un interrogativo inquietante: cosa succede se una nazione non ha vantaggio assoluto in alcuna produzione? Non esporta nulla, rimanendo esclusa dal commercio internazionale?
Come detto in precedenza, quindi, la frontiera delle possibilità produttive rappresenta le diverse combinazioni di beni che l'economia può produrre, ma per stabilire quale combinazione verrà effettivamente prodotta, bisogna conoscere il prezzo relativo dei due beni prodotti, cioè il prezzo di un bene in termini dell'altro.
A risolvere tali quesiti ci pensò David Ricardo con le sue teorie circa il commercio internazionale. L'economista Londinese introdusse e sviluppò i concetti di vantaggio comparato e di costo-opportunità ponendo le basi per una più precisa e puntuale comprensione delle dinamiche del libero mercato. In particolare, secondo Ricardo la giustificazione all'apertura agli scambi internazionali da parte di un paese risiede nel vantaggio comparato e non nel vantaggio assoluto come affermato in precedenza da Adam Smith.
Il vantaggio comparato è quindi il fulcro di tutta la teoria di Ricardo circa gli scambi commerciali tra paesi. In particolare secondo l'economista londinese, il commercio tra due paesi è vantaggioso per entrambi se ciascun paese esporta i beni nei quali ha un vantaggio comparato. Secondo Ricardo, un paese ha un vantaggio comparato nella produzione di un bene, se, in autarchia, il costo-opportunità della produzione di quel bene in termini di un'altro è minore in quel paese rispetto ad un altro. Dove per costo-opportunità di un bene in termini di un altro, ci riferiamo al numero di unità del secondo bene che si sarebbero prodotte con le risorse utilizzate per la produzione di un certo numero di unità del primo bene. Come si nota vengono abbandonati i concetti di prezzo assoluto e di vantaggio assoluto, per passare a quelli di prezzo relativo e vantaggio comparato, sicuramente più utili ai fini di uno studio intelligente delle dinamiche del commercio internazionale.
Queste precisazioni erano doverose e necessarie per la comprensione dei modelli che vedremo in seguito, tramite i quali cercheremo di comprendere le motivazioni che spingono i paesi ad aprirsi o non aprirsi agli scambi commerciali con gli altri paesi.
Teorema fondamentale di Ricardo sul commercio internazionale: il commercio tra due paesi è vantaggioso per entrambi se ciascun paese esporta i beni nei quali ha un vantaggio comparato. Ne consegue quindi che in regime di libero scambio, ogni paese si specializza nella produzione di quel bene in cui ha vantaggio comparato. Secondo Ricardo, un paese ha un vantaggio comparato nella produzione di un bene, se, in autarchia, il costo-opportunità della produzione di quel bene in termini di un'altro è minore in quel paese rispetto ad un altro. Dove per costo-opportunità di un bene in termini di un altro, ci riferiamo al numero di unità del secondo bene che si sarebbero prodotte con le risorse utilizzate per la produzione di un certo numero di unità del primo bene.
Esempio: ipotizziamo di trovarci in mercato caratterizzato da rendimenti di scala costanti, composto da 2 paesi H ed F dove si commercializzano 2 beni c e t. Se il prezzo relativo di c rispetto a t in H è minore del prezzo relativo di c rispetto a t in F, allora H avrà un vantaggio comparato in c, mentre F avrà un vantaggio comparato in t.
Ancor prima di studiare a fondo il modello di Ricardo, basandoci solo sul suo principio generale e avvalendoci del precedente esempio possiamo subito ricavare due importanti conseguenze che sfatano le teorie precedentemente esposta da Adam Smith. Ossia che: nessun paese può avere un vantaggio comparato in entrambi i beni commercializzati, e che anche se un paese ha un vantaggio assoluto in entrambi i beni avra un vantaggio comparato in uno solo dei due beni.
Addentriamoci ora nello studio del modello per comprendere in maniera ancor più chiara tutti i concetti sin'ora espressi.
- Ipotesi del modello:
- Situazione di Autarchia (no commercio internazionale)
Per uno studio corretto della situazione di autarchia presentata da Ricardo è opportuno introdurre un concetto fondamentale dell'economia: la curva di trasformazione o frontiera delle possibilità produttive, la quale mostra tutte le combinazioni possibili di beni che il paese è in grado di produrre sfruttando le risorse scarse del paese (non viene considerato il commercio internazionale).
Come detto in precedenza, quindi, la frontiera delle possibilità produttive rappresenta le diverse combinazioni di beni che l'economia può produrre, ma per stabilire quale combinazione verrà effettivamente prodotta, bisogna conoscere il prezzo relativo dei due beni prodotti, cioè il prezzo di un bene in termini dell'altro.
Dal modello di Ricardo, osserviamo dunque tre situazioni possibili che si possono verificare in condizioni di autarchia:
Concludendo con l'analisi della situazione di autarchia, possiamo ricavare subito una delle considerazioni fondamentali circa il commercio internazionale: in situazione di autarchia, ogni paese si specializza nella produzione di quel bene il cui prezzo relativo è maggiore del suo costo-opportunità.
- Situazione di Libero Scambio (commercio internazionale)
A questo punto, abbandoniamo l'ipotesi di Autarchia e facciamo in modo che i nostri due paesi, "H" ed "F", commercino tra loro. Cosa deve succedere perchè ciò accada? Cosa succede alla produzione dei due paesi in condizioni di libero scambio?
Per rispondere a tali quesiti, dobbiamo ricavare e studiare la curva di offerta internazionale di uno dei due beni e studiare gli effetti sulle produzioni e sui prezzi relativi. Prendiamo in considerazione il bene "c" e assumiamo che: (Pc/Pt)aut < (Pc/Pt)*aut cioè che in situazione di autarchia H ha vantaggio comparato in "c" e che F ha vantaggio comparato in "t".
Dal grafico, osserviamo che in un'economia che si apre al libero scambio e in cui si suppone che (Pc/Pt)aut < (Pc/Pt)*aut, si possono presentare le seguenti possibili situazioni:
Dall'analisi delle situazioni di autarchia e di libero scambio del modello di Ricardo ricaviamo importanti precisazioni circa i concetti di vantaggio comparato, di prezzi relativi, di salari relativi e delle differenze nelle produttività relative che ovviamente influenzano prezzi, salari e produzione stessa. A questo punto, non rimane altro da fare che riassumere le argomentazioni e i concetti base di Ricardo per evidenziare pregi e difetti di un modello che ha indubbiamente rivoluzionato il pensiero economico.
Prima di analizzare gli aspetti positivi e negativi del modello di Ricardo, riassumiamone brevemente i concetti principali:
Il dibattito circa la validità del modello di Ricardo qui illustrato è, ancora oggi, materia di discussione per gli economisti più illustri del mondo. Noi ci limiteremo ad elencare i pregi e i difetti più evidenti e riconosciuti come veritieri, dalla dottrina.
- I limiti del modello
Fondamentalmente, secondo la dottrina, il modello di Ricardo è un modello troppo semplice nelle ipotesi, il che lo rende inevitabilmente troppo lontano dalla realtà, e di conseguenza di difficile applicazione ai problemi di politca internazionale. In particolare, la semplicità delle ipotesi risiede nella presenza di un solo fattore produttivo, il lavoro "L", e di una tecnologia a rendimenti costanti che influenza la produttività marginale. Come conseguenza di tali ipotesi nel modello di Ricardo si riscontrano alcuni fenomeni che non trovano riscontro nella realtà: la specializzazione completa della produzione, la presenza di una curva di trasformazione negativa e di un costo-opportunità costante. Rimanendo pur sempre uno dei pilastri dell'economia, a causa dei suoi limiti di applicabiltà ai problemi reali, il modello di Ricardo viene giudicato poco utile ai fini della politica economica.
- I pregi del modello
Nonostante la sua scarsa attinenza con la realtà, i principali economisti dei giorni nostri hanno riconosciuto al modello di ricardo la validità che merita. In particolare gli studi dell'economista inglese risultano particolarmente utili, secondo la dotrina, per sfatare tre fraintendimenti circa il commercio internazionale, che più di frequente si presentano nell'opinione pubblica. I cosiddetti falsi-miti.
Mito n. 1: Il libero commercio è vantaggioso solo se il paese è abbastanza forte da sostenere la concorrenza internazionale. Chi scrive ciò, dimostra di non aver capito il punto fondamentale del modello di Ricardo, e cioè che i vantaggi dal commercio internazionale dipendono dal vantaggio comparato, e non assoluto. Infatti un vantaggio assoluto nella produzione non è nè una condizione necessaria nè una condizione sufficiente per avere un vantaggio comparato in quel bene. Nel nostro modello la ragione di ciò è chiara: il vantaggio competitivo di un settore non dipende solo dalla sua produttività rispetto all'industria straniera, ma anche dal rapporto fra i saggi di salario nazionale ed estero.
Mito n. 2: La concorrenza estera, quando è basata sui bassi salari, è scorretta e danneggia altri paesi. Con un esempio basato sul nostro modello, possiamo svelare l'errore in questo ragionamento. In un'economia con 2 paesi "H" ed "F" che producono 2 beni qualunque, anche se "H" è più produttivo di "F" in entrambi i settori, e il costo di produzione di "F" deriva unicamente dal minor livello dei salari, il basso salario pagato in "F" non ha alcuna rilevanza riguardo all'esistenza di vantaggi che "H" trae dal commercio. Per il paese "H" ciò che importa è solo che quel bene sia più a buon mercato del proprio lavoro utilizzato nella produzione dell'altro bene, e che sia possibile scambiare quest'ultimo con il precedente, anzichè produrre da sè la quantità che desidera consumare.
Mito n. 3: Il commericio internazionale sfrutta un paese e ne diminuisce il benessere, se i suoi lavoratori ricevono salari molto inferiori rispetto ai lavoratori di altri paesi. La risposta a questo fraintendimento, è che non bisogna chiedersi se i lavoratori a basso salario meritino un salario maggiore, dobbiamo, invece chiederci se questi e i loro paesi stiano peggio esportando beni grazie ai loro bassi salari di quanto non starebbero non esportando affatto. In altre parole dobbiamo chiederci: Qal è l'alternativa?
Analizzando il modello e studiandone pregi e difetti abbiamo quindi capito, che il modello di Ricardo è molto utile per chiarire alcuni dei concetti principali della dottrina (vantaggio comparato, prezzi e salari relativi ecc...) e per sfatare alcuni falsi-miti, ma di scarsa applicabilità alle situazioni reali.
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ECONOMIA INTERNAZIONALE » Commercio Internazionale e Ricardo
Ultima modifica: 29/03/2007
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